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Il portinaio del bordello

Jorge Bucay

Pubblicato in data: 17/12/2019

Ci sono momenti nella nostra vita , nei quali ci sembra che il mondo ci crolli addosso. Un lutto, una relazione finita, un lavoro andato male, un investimento di anni che salta e ci troviamo senza nulla, me è proprio in quei momenti si scrive la nostra storia. Infatti spesso, anche se facciamo fatica a crederlo nel momento in cui siamo colpiti da eventi contrari , questo può essere un toccasana per noi, ci può spingere davvero a tirar fuori il meglio di noi, ci fa giungere alla nostra vera essenza, attraverso talenti che non sapevamo di possedere. C’è una bellissima storia tratta dal Talmud che racconta benissimo questo concetto, buona lettura….

In quel paese non c’era mestiere più malvisto e malpagato del portinaio del bordello… ma che altro poteva fare quell’uomo? Non aveva mai imparato a leggere né a scrivere, non sapeva fare nessun altro mestiere. In realtà, lavorava lì perché suo padre era stato il portinaio di quel bordello prima di lui, e il padre di suo padre prima di lui. Per decenni il bordello era passato di padre in figlio e così pure la portineria. Un giorno il vecchio proprietario morì e un giovane pieno di velleità, creativo e intraprendente, gli subentrò. Il giovane decise di portare una ventata di modernità. Fece ristrutturare le camere e convocò il personale per dare le nuove istruzioni. Al portinaio disse: «A partire da oggi, oltre a stare davanti alla porta, dovrà redigere un rapporto settimanale. Vi annoterà il numero di coppie che entrano ogni giorno. A una coppia su cinque chiederà come è stato il servizio e che cosa cambierebbero del luogo. E una volta alla settimana mi presenterà il rapporto con i commenti che riterrà opportuni». L’uomo si mise a tremare. Non gli era mai mancata la buona disposizione al lavoro, però… «Mi piacerebbe tanto darle soddisfazione, signore» balbettò «ma io… non so leggere né scrivere.» «Ah, come mi dispiace! Capirà bene che non posso pagare un’altra persona perché lo faccia al suo posto così come non posso aspettare che lei impari a scrivere, quindi…» «Ma signore, non mi può licenziare. Ho lavorato qui per tutta la vita, come mio padre e mio nonno…» Non lo lasciò finire. «La capisco, ma non posso fare nulla per lei. Ovviamente le daremo un indennizzo, insomma, una somma di denaro finché non avrà trovato un altro lavoro. Mi dispiace. Buona fortuna.» E senza aggiungere altro girò sui tacchi e se ne andò. L’uomo sentì crollargli il mondo addosso. Non aveva mai pensato di potersi trovare in una situazione del genere. Ritornò a casa, disoccupato per la prima volta nella sua vita. Che cosa poteva fare? Ricordò che a volte, nel bordello, quando si sfondava un letto o si rovinava la gamba di un armadio, si industriava sempre per fare un rattoppo semplice e provvisorio con un martello e dei chiodi. Pensò che questa potesse essere una occupazione temporanea finché qualcuno gli avesse offerto un lavoro. Cercò in tutta la casa gli attrezzi di cui avrebbe avuto bisogno, ma trovò soltanto qualche chiodo arrugginito e una tenaglia ammaccata. Doveva comprare una cassetta per gli attrezzi completa e per farlo avrebbe usato una parte del denaro che aveva ricevuto. Uscito di casa si rese conto che nel suo paese non c’era un negozio di ferramenta, e che avrebbe dovuto viaggiare per due giorni a dorso di mulo per raggiungere il paese più vicino e fare i suoi acquisti. «Che importa?» pensò. E intraprese il viaggio. Al ritorno, portava con sé una bellissima cassetta per gli attrezzi, completa di tutti gli accessori. Non si era ancora levato gli stivali quando udì bussare alla porta: era il suo vicino. «Sono venuto a chiederle se per caso aveva un martello da prestarmi.» «Sì, l’ho appena comprato, ma mi serve per lavorare… Sa, sono rimasto senza impiego…» «Ho capito, ma io glielo restituirei domani mattina presto.» «D’accordo.» La mattina dopo il vicino di casa, così come aveva promesso, bussò alla sua porta. «Senta, il martello mi serve ancora. Perché non me lo vende?» «No, mi serve per lavorare e poi il ferramenta è a due giorni di viaggio a dorso di mulo.» «Facciamo un patto» disse il vicino. «Io le pago i due giorni di andata e i due di ritorno più il prezzo del martello. Dopotutto lei è senza lavoro. Che ne pensa?» Così quell’affare gli avrebbe procurato lavoro per quattro giorni… Accettò. Al ritorno, un altro vicino lo aspettava sulla soglia di casa. «Salve, vicino. È lei che ha venduto un martello al nostro amico?» «Sì…» «Avrei bisogno di alcuni attrezzi. Sono disposto a pagarle i quattro giorni di viaggio più un piccolo extra per ciascun pezzo. Sa, non tutti possiamo permetterci di perdere quattro giorni per fare le compere.» L’ex portinaio aprì la cassetta degli attrezzi e il suo vicino scelse una pinza, un cacciavite, un martello e uno scalpello. Pagò e se ne andò. «Non tutti possiamo permetterci di perdere quattro giorni per fare le compere» ripensava. Se era vero, a tanta gente forse avrebbero fatto comodo i suoi andirivieni per comprare gli attrezzi. Durante il secondo viaggio decise che avrebbe investito una parte del denaro dell’indennizzo per comprare più attrezzi di quelli che aveva venduto. Così avrebbe risparmiato tempo. La voce iniziò a diffondersi nel quartiere e molti abitanti decisero di smettere di viaggiare per fare acquisti. Una volta alla settimana, l’uomo che ora era diventato venditore di attrezzi faceva un viaggio e comprava quello che serviva ai suoi clienti. Ben presto si accorse che se avesse trovato un posto in cui immagazzinare gli attrezzi, avrebbe potuto risparmiare viaggi e guadagnare più soldi. Così affittò un locale. Poi allargò l’ingresso del magazzino e qualche settimana dopo fece costruire anche una vetrina: era diventato il primo negozio di ferramenta del paese. Erano tutti contenti e compravano nel suo negozio. Ormai non doveva più viaggiare perché il ferramenta del paese vicino gli spediva le richieste: era un buon cliente. Con il passare del tempo, tutti i clienti dei paesini più distanti preferirono comprare nel suo negozio e risparmiarsi due giorni di viaggio. Un giorno gli venne in mente che il suo amico tornitore avrebbe potuto fabbricare per lui le teste dei martelli. E poi… Perché no? Anche le tenaglie, le pinze e gli scalpelli. E poi fu il turno dei chiodi e delle viti… Per farla breve, ti dico che nel giro di dieci anni quell’uomo era diventato un milionario fabbricante di utensileria, con la sola forza dell’onestà e del lavoro. E alla fine diventò l’imprenditore più potente della regione. Così potente che un giorno, all’inaugurazione dell’anno scolastico, decise di regalare una scuola al suo paese. Oltre a leggere e a scrivere, in quella scuola avrebbero insegnato le arti e i mestieri più richiesti in quel periodo. Il sindaco e il direttore organizzarono una grande festa per inaugurare la scuola e diedero un grande banchetto in onore del fondatore. Al momento del dolce, il sindaco gli consegnò le chiavi della città e il direttore lo abbracciò e gli disse: «È con grande orgoglio che le chiediamo di concederci l’onore di apporre la sua firma sulla prima pagina del registro della nuova scuola». «Ne sarei onorato» rispose l’uomo. «Mi piacerebbe moltissimo apporre la mia firma, ma non so leggere né scrivere. Sono analfabeta.» «Lei?» il direttore non riusciva a crederci. «Lei non sa leggere né scrivere? Sono sbalordito. Mi domando che cosa avrebbe fatto se avesse saputo leggere e scrivere.» «Glielo dico subito» rispose l’uomo con calma. «Se avessi saputo leggere e scrivere… farei il portinaio del bordello!»

Mate Sirinic